La bolletta dell'energia arriva ogni mese con un unico importo totale, e questo porta quasi automaticamente a trattarla come un costo fisso: una spesa che c'e comunque, indipendentemente da quanto si produce o si vende. E' un errore che sembra innocuo, ma non lo e quando quella stessa energia entra nel calcolo del margine di contribuzione di un prodotto.

Una parte dell'energia consumata in azienda e infatti strettamente proporzionale alla produzione: un macchinario che lavora solo quando c'e un ordine consuma energia solo in quel momento, e quel consumo cresce e scende insieme al volume prodotto. Un'altra parte, invece, e davvero fissa: illuminazione, climatizzazione degli uffici, lo standby degli impianti quando non sono in funzione. Confondere le due cose nel calcolo del margine porta a un numero sbagliato, e un numero sbagliato porta a decisioni sbagliate su prezzo e mix di prodotto.


Se tratti tutta l'energia come costo fisso, il costo variabile di ogni unita prodotta risulta piu basso di quanto sia davvero, e il margine di contribuzione calcolato risulta piu alto di quanto sia davvero. La distorsione non e nella bolletta: e in come quella bolletta viene allocata tra cio che varia con la produzione e cio che non varia.


Perche l'energia non e mai solo fissa o solo variabile

Nella maggior parte delle aziende, soprattutto quelle con macchinari, forni, impianti di lavorazione o attrezzature che lavorano a ciclo, l'energia si compone di due parti con un comportamento economico opposto.

La componente variabile e quella legata direttamente al funzionamento dei macchinari mentre lavorano: un forno acceso solo durante la produzione, un compressore che gira quando c'e un ordine da evadere, un macchinario che consuma energia proporzionalmente alle ore di lavorazione o alle unita prodotte. Se non produci, questa componente scende, spesso fino quasi a zero.

La componente fissa e quella che esiste indipendentemente dal volume produttivo: l'illuminazione degli ambienti, la climatizzazione degli uffici, il riscaldamento dei locali, lo standby dei macchinari spenti ma collegati alla rete, i sistemi di sicurezza e di allarme. Questa parte della bolletta arriva uguale sia che tu produca una unita sia che tu ne produca mille.

Il problema e che la bolletta arriva come un numero unico, senza questa distinzione gia fatta. E la tentazione, comprensibile, e di prendere quel numero unico e trattarlo tutto come costo fisso, semplicemente perche e piu comodo da gestire in contabilita.

Voce energetica Comportamento Esempio tipico
Energia macchinari in produzione Variabile Consumo proporzionale alle ore di lavorazione o alle unita prodotte
Forni, compressori, linee attive solo su ordine Variabile Consumo che scende a zero senza produzione
Illuminazione uffici e ambienti comuni Fissa Consumo costante indipendentemente dal volume
Climatizzazione e riscaldamento locali Fissa Consumo legato alla stagione, non alla produzione
Standby macchinari spenti ma collegati Fissa Consumo minimo ma costante anche a produzione ferma
Sistemi di sicurezza, server, allarmi Fissa Consumo continuo, indipendente dal volume

Cosa succede al margine se non separi le due componenti

Il punto non e solo teorico: quando l'energia viene trattata interamente come costo fisso, il costo variabile unitario di un prodotto viene sottostimato. E siccome il margine di contribuzione si calcola come prezzo di vendita meno costo variabile unitario, un costo variabile sottostimato produce un margine sovrastimato.

Prendiamo un prodotto con un prezzo di vendita di 40 euro. L'azienda produce 10.000 unita al mese. La bolletta energetica mensile e di 8.000 euro. Di questi 8.000 euro, un'analisi dei consumi mostra che 5.000 euro sono legati direttamente al funzionamento dei macchinari durante la produzione (energia variabile), mentre 3.000 euro sono legati a illuminazione, climatizzazione e standby (energia fissa), indipendenti dal volume prodotto.

Se l'azienda tratta tutta l'energia come fissa, nel costo variabile del prodotto non entra nessuna quota di energia: il costo variabile unitario include solo materie prime e manodopera diretta, ad esempio 22 euro per unita. Se invece si separa correttamente la quota variabile, quei 5.000 euro di energia legata alla produzione vanno divisi per le 10.000 unita prodotte, aggiungendo 0,50 euro di costo variabile per unita, portando il costo variabile unitario corretto a 22,50 euro.

Voce Energia trattata solo come fissa Energia separata correttamente
Prezzo di vendita 40,00 euro 40,00 euro
Costo variabile unitario (materie prime + manodopera) 22,00 euro 22,00 euro
Quota variabile energia per unita 0,00 euro 0,50 euro
Costo variabile unitario totale 22,00 euro 22,50 euro
Margine di contribuzione unitario 18,00 euro (45,0%) 17,50 euro (43,8%)
Margine di contribuzione su 10.000 unita 180.000 euro 175.000 euro

La differenza per singola unita sembra piccola, 0,50 euro, ma su 10.000 unita al mese diventa 5.000 euro di margine che l'azienda pensava di avere e in realta non ha. Su base annua, la stessa distorsione si moltiplica per dodici: 60.000 euro di margine apparente che non esiste. E questo solo su un prodotto: se l'errore si ripete su tutto il catalogo, l'effetto complessivo sul margine aziendale puo essere molto piu ampio.


Il margine sovrastimato non e un problema solo contabile. E' un prezzo di vendita costruito su un costo variabile piu basso di quello reale, e quindi un prezzo che, applicato su larga scala, genera meno margine di quanto il calcolo aveva promesso. Chi decide un prezzo guardando un margine gonfiato da energia trattata male sta decidendo con un'informazione sbagliata.


Come separare in pratica la componente variabile da quella fissa

Non serve un impianto di misurazione sofisticato per fare questa separazione in modo ragionevole. Alcuni approcci pratici, dal piu preciso al piu semplice, permettono di arrivare a una stima utilizzabile.

Misurazione diretta sui macchinari principali. Se i macchinari che consumano di piu hanno un contatore dedicato o un misuratore di assorbimento, la misurazione diretta della loro energia durante le ore di produzione da il dato piu affidabile: quella quota e variabile, il resto della bolletta e fisso per differenza.

Stima basata sulle ore di funzionamento. Quando manca un contatore dedicato, si puo stimare la potenza assorbita dal macchinario (dato spesso disponibile nella scheda tecnica) moltiplicata per le ore effettive di funzionamento in produzione. E una stima, ma molto piu accurata di trattare tutta l'energia come fissa.

Analisi dello storico dei consumi a diversi livelli di produzione. Confrontare le bollette di mesi con volumi produttivi molto diversi aiuta a isolare la parte che si muove con il volume da quella che resta costante: se un mese con il doppio della produzione ha un consumo energetico solo leggermente piu alto, la componente variabile e probabilmente piccola; se il consumo raddoppia quasi proporzionalmente, la componente variabile e grande.

Una volta stimata la quota variabile, dividerla per le unita prodotte nello stesso periodo da il costo variabile di energia per unita da includere nel calcolo del margine di ogni prodotto, proprio come si fa gia per materie prime e manodopera diretta.

Chi imposta un sistema di controllo di gestione strutturato tratta questa separazione come un passaggio ricorrente, non come un esercizio fatto una volta e poi dimenticato: i consumi energetici cambiano nel tempo, con l'efficienza dei macchinari, con le tariffe, con i volumi produttivi, e la quota variabile va aggiornata periodicamente per continuare a riflettere la realta.


Perche questa distinzione conta di piu quando l'energia costa di piu

Quando i prezzi dell'energia sono bassi, l'errore di trattarla tutta come fissa ha un impatto limitato sul margine, semplicemente perche la cifra in gioco e piccola. Ma quando le tariffe salgono, come e successo negli ultimi anni, lo stesso errore si amplifica: la stessa percentuale di consumo variabile trattata per errore come fissa pesa di piu in euro, e distorce il margine in modo piu significativo.

Questo significa che un'azienda che ha sempre trattato l'energia come costo fisso senza grandi conseguenze visibili, perche le tariffe erano basse, puo scoprire che lo stesso approccio, con le tariffe attuali, produce un errore di margine molto piu rilevante. E un buon motivo per rivedere questa classificazione anche in aziende che non l'hanno mai messa in discussione prima.


FAQ

Vale la pena separare variabile e fisso anche se l'energia e una piccola parte dei costi totali?

Dipende da quanto pesa in proporzione al margine del prodotto, non ai costi totali. Anche una quota di energia piccola in valore assoluto puo spostare il margine percentuale di un prodotto in modo rilevante se quel prodotto ha gia un margine stretto. La soglia giusta per decidere se vale lo sforzo e l'impatto sul margine, non il peso dell'energia sul fatturato.

Devo rifare questa separazione per ogni singolo prodotto?

Non necessariamente per ogni prodotto singolo, ma almeno per ogni linea o famiglia di prodotti che usa macchinari diversi o processi produttivi diversi. Prodotti che passano dagli stessi macchinari con tempi di lavorazione simili possono condividere la stessa quota di energia variabile per unita, senza bisogno di un calcolo separato per ciascuno.

Con quale frequenza va aggiornata questa stima?

Una revisione annuale e generalmente sufficiente per la maggior parte delle aziende, a meno che non ci siano cambiamenti importanti nel frattempo: nuovi macchinari, un aumento significativo delle tariffe energetiche, o una variazione rilevante dei volumi produttivi. In quei casi conviene aggiornare la stima prima, perche il margine calcolato con dati vecchi smette di essere affidabile.

Questa distinzione serve solo per il prezzo di vendita o anche per altre decisioni?

Serve per qualsiasi decisione che si appoggia sul margine di contribuzione, non solo il prezzo: valutare se accettare un ordine con uno sconto, decidere quale prodotto spingere commercialmente, capire se aumentare i volumi su un prodotto specifico e davvero conveniente. Un margine calcolato con l'energia variabile sottostimata distorce tutte queste decisioni allo stesso modo, non solo la definizione del prezzo di listino.

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Se hai un'azienda tra 500.000 € e qualche milione e questo numero non ti torna, scrivimi due righe. Leggo io e ti rispondo entro 24 ore.

Bonaventura Suriano · Metodo dei 6 KPI