Chiedi a dieci imprenditori come dividono i costi diretti da quelli indiretti, e otterrai dieci risposte diverse, spesso improvvisate al momento. Eppure questa distinzione non e un esercizio contabile fine a se stesso: e la base su cui, ogni giorno, si decide quanto far pagare un cliente. Sbagliarla non produce solo un bilancio poco chiaro, produce prezzi sbagliati, oggi, su offerte reali.
Un costo diretto e una voce che puoi attribuire con certezza a un prodotto, un servizio o un cliente specifico: se quella commessa non esistesse, quel costo non ci sarebbe. Un costo indiretto e tutto il resto: la struttura che serve per far funzionare l'azienda nel suo insieme, e che non sparirebbe se un singolo cliente se ne andasse. La confusione tra le due categorie e piu comune di quanto sembri, e ha un effetto diretto sul listino prezzi.
Un prezzo calcolato solo sui costi diretti sembra piu competitivo da offrire, ma non copre la struttura che rende possibile erogare quel prodotto o servizio. Un'allocazione dei costi indiretti fatta con un criterio sbagliato puo far apparire troppo caro qualcosa che in realta e molto redditizio, o troppo economico qualcosa che sta gia erodendo margine. La classificazione corretta non e un dettaglio tecnico, e la base del prezzo giusto.
Come si riconosce un costo diretto da uno indiretto
Il criterio non e "quanto costa" o "quanto e importante", ma una domanda sola: se togli quel prodotto, quel servizio o quel cliente, questo costo sparisce insieme a lui?
Se la risposta e si, il costo e diretto. Materiali impiegati in una lavorazione, manodopera dedicata a un progetto specifico, una licenza software acquistata solo per servire un cliente, una commissione pagata su una singola vendita: tutte voci che nascono e finiscono con quella specifica attivita.
Se la risposta e no, il costo e indiretto. L'affitto della sede, lo stipendio dell'amministrazione, il commercialista, le utenze generali, il software gestionale usato da tutta l'azienda: continuano a esistere anche se cambia il mix di clienti o prodotti che l'azienda serve in un dato momento.
| Costo | Diretto | Indiretto | Perche |
|---|---|---|---|
| Materiale usato in una lavorazione specifica | Si | Sparisce se non fai quella lavorazione | |
| Manodopera dedicata a un progetto | Si | Tracciabile su quel progetto | |
| Commissione su una vendita | Si | Esiste solo se quella vendita avviene | |
| Affitto della sede | Si | Resta uguale a prescindere dai clienti serviti | |
| Stipendio amministrazione e management | Si | Non varia con il singolo cliente | |
| Software gestionale aziendale | Si | Condiviso da tutta l'attivita | |
| Utenze (luce, gas, connessione) | Si | Non attribuibili a un singolo prodotto |
Il punto delicato e che molte voci sembrano dirette a prima vista ma non lo sono davvero: un tecnico che dedica meta del suo tempo a un cliente e meta ad altri tre non genera un costo diretto puro, genera un costo che va comunque allocato con un criterio, perche il suo stipendio esisterebbe comunque anche cambiando il mix di clienti serviti.
Perche la classificazione sbagliata distorce il prezzo
Il primo errore, il piu diffuso, e prezzare guardando solo i costi diretti. Sembra un approccio prudente, perche il margine calcolato in questo modo appare sempre positivo e generoso: costo diretto 40, prezzo 70, margine 30. Ma quel margine deve ancora coprire l'affitto, l'amministrazione, il management, tutta la struttura che ha reso possibile erogare quel prodotto. Se il prezzo non lascia abbastanza spazio per farlo, l'azienda sta vendendo sotto costo reale anche se ogni singola vendita sembra in utile.
Il secondo errore, meno discusso ma altrettanto costoso, e l'opposto: allocare i costi indiretti con un criterio che non riflette come la struttura viene davvero usata. Se distribuisci i costi indiretti in parti uguali tra prodotti che assorbono tempo e attenzione molto diversi, finisci per gonfiare artificialmente il costo pieno di alcuni prodotti (che quindi sembrano poco redditizi, magari spingendoti a eliminarli o a rincararli inutilmente) e per sottostimare quello di altri (che restano prezzati troppo bassi senza che nessuno se ne accorga).
Un buon controllo di gestione parte proprio da qui: separare con chiarezza cosa e attribuibile e cosa e struttura, e poi scegliere un criterio di allocazione che rispecchi davvero come i costi indiretti vengono generati, non una divisione comoda ma arbitraria. E uno dei pilastri di un controllo di gestione impostato bene: senza questa distinzione fatta con criterio, ogni decisione di prezzo si basa su numeri che raccontano una storia parziale o distorta.
Una voce di costo puo restare classificata male per anni senza che nessuno se ne accorga, perche il prezzo che ne deriva sembra comunque ragionevole al mercato. Il problema emerge solo quando qualcuno rifa il conto con la classificazione corretta, e scopre che il margine "sano" di sempre era in realta gonfiato da un errore di attribuzione, non da un'efficienza reale.
Un esempio numerico: lo stesso servizio, riclassificato dopo un controllo
Immagina un servizio che l'azienda vende da tempo, prezzato sulla base di un costo che include, per abitudine, solo i materiali e la manodopera diretta impiegata caso per caso. Un giorno, in un controllo piu attento, emerge che una parte del tempo del responsabile tecnico, finora considerata "generale" e mai imputata a questo servizio, in realta gli e dedicata in modo sistematico ogni volta che viene erogato: e quindi un costo diretto mascherato da indiretto, mai attribuito correttamente.
| Voce | Classificazione originale (errata) | Classificazione corretta |
|---|---|---|
| Materiali | 180 euro (diretto) | 180 euro (diretto) |
| Manodopera esecutiva | 220 euro (diretto) | 220 euro (diretto) |
| Tempo del responsabile tecnico dedicato al servizio | 0 euro (considerato indiretto generico) | 140 euro (riclassificato come diretto) |
| Costo diretto totale | 400 euro | 540 euro |
| Prezzo di vendita attuale | 640 euro | 640 euro |
| Margine apparente | 240 euro (37,5%) | 100 euro (15,6%) |
Il prezzo non e mai cambiato, ma il margine reale del servizio era quasi la meta di quello che l'azienda pensava di avere, semplicemente perche una voce di costo diretto veniva conteggiata come se fosse struttura generale. Nessuno se n'era accorto perche il servizio "funzionava" comunque: generava fatturato, i clienti pagavano, il conto economico complessivo restava positivo grazie ad altri prodotti piu redditizi che compensavano.
Il rimedio non e necessariamente alzare subito il prezzo del 20-25%: puo essere anche una scelta consapevole di mantenerlo, se il servizio ha un ruolo strategico (fidelizzazione, ingresso in un segmento). Il punto e che questa deve essere una scelta fatta sapendo il margine reale, non un margine gonfiato da una classificazione mai verificata.
Come applicarlo senza costruire un sistema complesso
Non serve un software di contabilita analitica per iniziare a classificare correttamente. Bastano tre passaggi concreti, ripetibili anche su un foglio di calcolo.
Elenca tutte le voci di costo dell'azienda, una per una, e per ciascuna fai la domanda chiave: sparisce se quel prodotto, servizio o cliente sparisce? Segna diretto o indiretto senza compromessi intermedi.
Scegli un driver di allocazione coerente per i costi indiretti, come le ore assorbite, il fatturato generato o lo spazio occupato, e usalo allo stesso modo per tutti i prodotti o servizi: l'obiettivo non e la precisione assoluta, e evitare che un criterio arbitrario distorca il confronto tra offerte diverse.
Ricalcola i prezzi correnti sul costo pieno, non solo sul costo diretto, e confronta il risultato con i prezzi che stai davvero applicando oggi: dove la differenza e piccola, va tutto bene; dove e grande, hai appena trovato un prodotto o un cliente che sta silenziosamente perdendo margine, o uno che potresti permetterti di prezzare in modo piu aggressivo.
FAQ
Un costo che varia con le vendite e sempre un costo diretto?
No, non necessariamente. Un costo variabile (che cresce con il volume di attivita) e spesso anche diretto, ma non sempre: le utenze generali possono crescere leggermente con l'attivita complessiva senza essere attribuibili a un singolo prodotto o cliente. La distinzione diretto/indiretto riguarda la tracciabilita su una specifica offerta, quella variabile/fisso riguarda invece il comportamento del costo al variare dei volumi. Sono due assi diversi, anche se spesso si sovrappongono.
Cosa succede se non alloco affatto i costi indiretti?
Continui a vedere solo il margine di contribuzione di ogni prodotto o servizio, che e un numero utile per decisioni di breve periodo ma non dice se il prezzo copre davvero tutta la struttura. Nel tempo, questo porta quasi sempre a un mix di offerte che sommate non coprono i costi fissi, anche se ogni singola vendita sembrava in utile.
Come scelgo il criterio di allocazione giusto per la mia azienda?
Dipende da cosa consuma davvero la struttura nella tua attivita: se il fattore critico e il tempo delle persone, usa le ore assorbite; se e lo spazio, usa i metri quadri occupati; se le offerte sono abbastanza omogenee tra loro, il fatturato generato puo bastare. Non serve il criterio perfetto, serve un criterio applicato con coerenza a tutte le offerte, cosi il confronto tra loro resta affidabile.
Vale la pena rifare questa classificazione se l'azienda e piccola?
Si, anzi spesso e proprio nelle aziende piccole che l'effetto si nota di piu, perche i margini sono piu stretti e un singolo prodotto o cliente prezzato male puo pesare in modo sproporzionato sul risultato complessivo. Non serve un sistema complesso: bastano poche ore per classificare le voci principali e ricalcolare i prezzi su basi piu solide.
Ti ritrovi in quello che hai letto?
Se hai un'azienda tra 500.000 € e qualche milione e questo numero non ti torna, scrivimi due righe. Leggo io e ti rispondo entro 24 ore.
Bonaventura Suriano · Metodo dei 6 KPI


