Quando l'EBITDA scende rispetto all'anno precedente, la prima reazione e quasi sempre generica: "il margine si e ristretto", "i costi sono saliti". Una diagnosi vaga che non dice se il problema e strutturale (l'azienda sta perdendo efficienza) o congiunturale (un fattore esterno, come il prezzo dell'energia, sta pesando temporaneamente). Confondere le due cose porta a reazioni sbagliate: tagliare personale o rivedere i prezzi per un calo che in realta si sarebbe riassorbito da solo appena l'energia fosse tornata a livelli normali.
Non e un dettaglio tecnico. E la differenza tra spiegare a una banca o a un investitore "il nostro margine operativo sta peggiorando" (frase che preoccupa chiunque legga un bilancio) e spiegare "il margine operativo ha assorbito un aumento esterno di X euro dovuto al caro energia, e senza quell'effetto l'EBITDA sarebbe rimasto stabile o e persino migliorato" (frase che racconta una storia completamente diversa, e molto piu rassicurante).
L'EBITDA "reale" (quello che esce dal bilancio) e l'EBITDA "depurato" dell'effetto energia (quello che ci sarebbe stato se i prezzi dell'energia non fossero saliti) sono due numeri diversi e vanno calcolati entrambi. Solo confrontandoli si capisce se la compressione del margine e un problema strutturale dell'azienda o un effetto congiunturale esterno, temporaneo per definizione.
Perche non basta guardare l'EBITDA totale
L'EBITDA e il primo numero che chi legge un bilancio guarda per capire se la gestione operativa dell'azienda funziona, al netto di ammortamenti, interessi e tasse. Quando scende, la reazione istintiva e chiedersi cosa sta andando storto nella gestione: prezzi di vendita troppo bassi, costi fuori controllo, produttivita in calo.
Il problema e che un EBITDA in calo puo avere cause molto diverse tra loro, e vanno tenute separate perche richiedono risposte diverse. Un calo dovuto a un problema di pricing o di efficienza interna si affronta rivedendo i listini o i processi. Un calo dovuto a un rincaro esterno dei costi energetici, che ha colpito praticamente tutte le imprese italiane nello stesso periodo, si affronta con leve diverse: rinegoziazione del fornitore, efficientamento, eventuale trasferimento parziale del costo sui prezzi di vendita.
Chi guarda solo l'EBITDA totale e non lo scompone rischia due errori opposti. Il primo e allarmarsi troppo, pensando che l'azienda abbia un problema strutturale quando in realta sta solo assorbendo un fattore esterno e temporaneo. Il secondo, piu pericoloso, e il contrario: nascondere dietro il caro energia un problema di gestione reale che invece andrebbe affrontato, perche "tanto e colpa dell'energia per tutti".
Come si calcola l'EBITDA depurato dall'effetto energia
Il calcolo non e complicato, ma richiede un passaggio che quasi nessuno fa: isolare, tra tutti i costi energetici sostenuti nell'anno, la sola quota che deriva dall'aumento dei prezzi e non dall'aumento dei consumi o del volume di attivita.
Il procedimento in tre passaggi:
Primo, si calcola il costo energetico che l'azienda avrebbe sostenuto nell'anno in corso applicando ai consumi effettivi di quest'anno i prezzi unitari dell'anno base (prima del rincaro). Questo e il costo energia "a prezzi costanti".
Secondo, si confronta questo valore con il costo energetico realmente sostenuto nell'anno in corso, a prezzi correnti. La differenza tra i due e l'effetto prezzo puro: quanto in piu si e speso solo perche il prezzo unitario dell'energia e salito, a parita di consumi.
Terzo, si sottrae questo effetto prezzo dall'EBITDA reale per ottenere l'EBITDA depurato: il margine operativo che l'azienda avrebbe registrato se il prezzo dell'energia fosse rimasto quello dell'anno base. Questo e il numero che racconta la vera salute della gestione, al netto del fattore esterno.
Un EBITDA depurato stabile o in crescita, a fronte di un EBITDA reale in calo, non e un trucco contabile per abbellire i numeri. E un modo piu corretto di leggere la gestione, perche separa cio che l'azienda controlla (efficienza, pricing, mix di vendita) da cio che non controlla (il prezzo dell'energia sui mercati). Chi finanzia o valuta un'azienda, una banca, un investitore, un socio, apprezza proprio questa distinzione, perche cambia il giudizio sul rischio.
Un esempio numerico completo
Prendiamo un'azienda con ricavi di 1.200.000 euro e un EBITDA reale nell'anno in corso di 96.000 euro, in calo rispetto ai 132.000 euro dell'anno base. A prima vista sembra un peggioramento serio della marginalita operativa, da circa 11% a 8% sui ricavi.
Il costo energetico effettivamente sostenuto nell'anno in corso e di 84.000 euro. Applicando ai consumi di quest'anno i prezzi unitari dell'anno base, lo stesso consumo sarebbe costato 51.000 euro. L'effetto prezzo puro, cioe la parte di costo dovuta solo al rincaro e non a un aumento dei consumi, e quindi di 33.000 euro.
| Voce | Anno base | Anno corrente | Variazione |
|---|---|---|---|
| Ricavi | 1.150.000 euro | 1.200.000 euro | +50.000 euro |
| EBITDA reale | 132.000 euro | 96.000 euro | -36.000 euro |
| Costo energia a prezzi correnti | 52.000 euro | 84.000 euro | +32.000 euro |
| Costo energia a prezzi costanti (anno base) | 52.000 euro | 51.000 euro | -1.000 euro |
| Effetto prezzo energia (solo rincaro) | - | 33.000 euro | - |
A questo punto si calcola l'EBITDA depurato: EBITDA reale (96.000 euro) piu effetto prezzo energia (33.000 euro) uguale 129.000 euro.
| Indicatore | Valore | Marginalita sui ricavi |
|---|---|---|
| EBITDA reale anno corrente | 96.000 euro | 8,0% |
| EBITDA depurato dall'effetto energia | 129.000 euro | 10,75% |
| EBITDA anno base | 132.000 euro | 11,5% |
Il quadro cambia completamente. Su un calo di EBITDA reale di 36.000 euro rispetto all'anno base, ben 33.000 euro (circa il 92%) sono spiegati dal solo rincaro energia, non da un peggioramento della gestione. L'EBITDA depurato (129.000 euro, marginalita 10,75%) e quasi in linea con l'anno base (132.000 euro, 11,5%): la piccola differenza residua, circa 3.000 euro, e quella che merita davvero attenzione gestionale, perche non e spiegata dall'energia.
Questo e esattamente il tipo di numero che serve per una presentazione in banca o a un investitore: non "il nostro margine e sceso", ma "il nostro margine operativo depurato dal caro energia e sostanzialmente stabile, e il calo che si vede a bilancio deriva per il 92% da un fattore esterno che stiamo gia affrontando con azioni specifiche sul fronte energia". E un modo di parlare di numeri che rientra a pieno titolo in un lavoro di controllo di gestione serio, dove ogni scostamento va spiegato con la sua causa vera, non lasciato come un numero grezzo da commentare a sensazione.
Cosa fare con questo numero
Una volta isolato l'effetto energia sull'EBITDA, il lavoro pratico si concentra su tre punti. Primo, usare l'EBITDA depurato, non quello reale, per valutare come sta andando davvero la gestione operativa anno su anno, e riservare l'EBITDA reale per la lettura di cassa e per il bilancio ufficiale. Secondo, se l'effetto prezzo energia e una quota importante del calo, concentrare le azioni correttive li: rinegoziazione fornitore, efficientamento, eventuale revisione dei prezzi di vendita per recuperare parte del costo. Terzo, tenere questo calcolo pronto e aggiornato per ogni occasione in cui l'azienda deve spiegare i propri numeri a terzi, perche un EBITDA in calo senza spiegazione genera sempre piu allarme di uno spiegato con una causa esterna precisa e quantificata.
Ripetere questo confronto ogni anno, non solo nell'anno del picco del rincaro, permette anche di vedere quando l'effetto energia si sta stabilizzando e quando invece l'azienda ha davvero assorbito il nuovo livello dei prezzi nella propria struttura di costo, senza piu bisogno di depurarlo a parte.
FAQ
Qual e la differenza tra EBITDA reale ed EBITDA depurato dall'effetto energia?
L'EBITDA reale e quello che risulta dal bilancio, comprensivo di tutti i costi effettivamente sostenuti, compreso il maggior costo energetico dovuto al rincaro dei prezzi. L'EBITDA depurato e un numero ricalcolato, che toglie dal conto solo la parte di costo energia dovuta all'aumento dei prezzi unitari, mantenendo invariati i consumi reali. Serve a capire quanto della variazione di margine e imputabile a un fattore esterno e quanto a scelte o dinamiche interne all'azienda.
Questo calcolo serve solo per presentare i numeri a banche o investitori?
No, e utile prima di tutto per l'azienda stessa, per capire se il calo di marginalita richiede interventi sulla gestione operativa o interventi specifici sul fronte energia. Il fatto che sia anche un ottimo strumento per spiegare i numeri a terzi e un beneficio aggiuntivo, non lo scopo principale.
Cosa succede se l'effetto prezzo energia spiega solo una piccola parte del calo di EBITDA?
Vuol dire che il grosso del calo ha un'altra causa, interna alla gestione: pricing, costi, volumi, mix di vendita. In quel caso il lavoro da fare e diverso e va concentrato li, perche attribuire il calo all'energia quando non e la causa principale porta a ignorare un problema che invece andrebbe affrontato subito.
Serve avere un sistema contabile sofisticato per fare questo calcolo?
No. Servono due dati per ogni anno a confronto: il consumo energetico reale (in kWh o equivalenti) e il prezzo medio unitario pagato. Con questi due dati si puo ricostruire il costo a prezzi costanti anche con un semplice foglio di calcolo, senza bisogno di software gestionali avanzati.
Ti ritrovi in quello che hai letto?
Se hai un'azienda tra 500.000 € e qualche milione e questo numero non ti torna, scrivimi due righe. Leggo io e ti rispondo entro 24 ore.
Bonaventura Suriano · Metodo dei 6 KPI


